Man in the mirror

Ah, le cose che vedo, se mi guardo allo specchio:

Gli stessi ricci di ieri, solo meno neri

Lo stesso sguardo di un tempo, solo a volte un po’ più stanco

I segni sul viso, che ora rimangono anche se non sorrido

Le insicurezze di sempre, nascoste abilmente da solide corazze

Un uomo che ha imparato:

che ”per sempre” non esiste, ma che anche alle cose brutte si resiste

che bisogna sapere incassare, senza per questo rimanerci male

che se si insiste si riesce, e che dalle avversità si cresce

Ma davvero sono sempre io?

Dove vanno i bambini quando diventano grandi?

Ti cerco, piccolo, ma non ti trovo

Ti chiedo scusa se ti ho deluso, quello che sono è ciò che volevi diventare?

A volte mi sembra di scorgerti, negli occhi innocenti dei miei bambini

Per questo ti chiedo un favore:

Se puoi, stammi vicino quando parlo con loro, quando decido per loro, quando gioco con loro

Aiutami a vedere il mondo, di nuovo, con gli occhi di un bambino

Due novembre

No, non è oggi che riesco a commemorare i defunti.
Troppo chiasso, troppa gente, troppi fiori.
Non è questo che mi serve per ricordare i momenti felici passati insieme,
o il momento brutto che ci ha divisi.
Questo lo faccio da me e lo faccio ogni giorno,
in ogni viaggio da solo in macchina,
tra le rime di una canzone,
tra le righe di un calmo libro,
al sorgere del sole o al suo tramonto,
tra le pieghe del cuscino prima di dormire,
ogni notte,
e tra le stesse pieghe dello stesso cuscino al mio risveglio,
ogni mattina.
I fiori, belli, profumati e colorati ci stanno,
ma distraggono da quella che dovrebbe essere la commemorazione.
Quando vado in un cimitero necessito di silenzio,
di solitudine,
di gocce di pioggia sul viso,
di lacrime che con esse si confondono,
di una foto su un marmo davanti agli occhi.
Non c’è romanticismo in tutto questo, in quel posto il tempo non è mai passato,
è rimasto fermo a tanti anni addietro, quando quel marmo non c’era,
e dannato sia quel giorno in cui ci ho dovuto appiccicare una foto sopra.
No, non è oggi che riesco a commemorare i defunti.

L’amore incondizionato

Dove sei andata, piccola?

Mi volto perché ti sento, ma non sei tu.

Ti scorgo, ma è solo una foglia sospinta dal vento.

Non sei tu, non più.

Così piccola, ed un vuoto così grande, adesso.

In cambio dell’amore alle mie condizioni, mi hai regalato tanto amore incondizionato.

Grazie, Trudi

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Occhi

Ho visto persone con occhi tristi, costrette a rinunciare alla propria libertà, con lo sguardo inconsapevolmente un po’ assente, forse alla ricerca di un po’ di quella libertà.

Quando questo succede, sempre in quell’ambiente, non c’è responsabilità che tenga, non c’è “te la sei cercata ” che tenga, perché gli occhi parlano e dicono cose che vanno al di là del bene e del male, del giusto o sbagliato, del colpevole o innocente.

Supplichevoli, speranzosi, stanchi, quegli occhi mi frugano dentro l’anima, solleticano la mia coscienza, zittiscono i miei giudizi, risvegliano la solidarietà, perché in fondo ad essi traspare, immancabilmente, la fiducia.

Fiducia che mi investe con la sua violenza, fardello che mi porterò  appresso una volta girate le spalle, e quegli occhi, già lo so, me le bruceranno.

Ed allora, come se niente fosse, torno alla mia vita, alle mie cose, ai miei problemi, alle mie abitudini, al mio lavoro.

Fino alla prossima volta.

 

Mani inesperte

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Ho capito che il primo post sarà così, come un foglio pasticciato.

Anzi, ho tutta l’impressione che questo blog sarà un grande foglio pasticciato, da mani inesperte.

Che però vogliono imparare.

Dal quel non luogo che è Twitter ho imparato che da un passatempo, qual’è appunto anche questo blog, possono nascere nuovi stimoli.

Gli stimoli sono piccoli semini che si devono coltivare, sono cose diverse, altri punti di vista, pensieri contrari, persone speciali.

Sono fogli bianchi, bianchissimi, da riempire di emozioni, da stropicciare, accarezzare, conservare.

Sono fogli da pasticciare, con mani inesperte.

L’ultimo saluto

Come di…

Di notte senza riposo
Di sogni rimasti a metà
Di altare senza uno sposo
Di lacrime di pietà

Di sorrisi amari
Di colori scuri
Di pensieri cari
Di ideali puri

Di silenzio che dice ogni cosa
Di umana fragilità
Di marmo con una rosa
Di un ricordo chiamato Papà